NEWERMIND [dove la “w” non è un errore ortografico]

È innegabile riconoscere che Nevermind sia una pietra miliare per il rock e per un’intera generazione (quella segnata con la “X”, ricordate?).
Quest’anno il disco con l’uccello del bambino in copertina (attaccato al bambino che nuota) compie 20 anni ed accede di diritto nella cerchia di chi può comodamente entrare in un cinema hard (ne esistono ancora?) senza dover mostrare un documento di identità.
A festeggiarne i fasti ci pensa Spin, noto mensile americano che assieme ai 2-3 superstiti della band di Seattle (ma Pat Smear può essere considerato un membro della band o solo uno scimmiotto con la chitarra?) opta per l’uscita di un tribute album che vede raccolti al capezzale del trapassatissimo Kurt una serie di musicisti di tutto rispetto che reinterpretano, in diverse chiavi, l’intera tracklist di Nevermind e aggiungono una “w” nel titolo a sfavore di una più canonica “v” .
Si va dagli stagionati Meat Puppets (che tutti conosciamo per quell’apparizione nell’Unplugged) a cui viene affidata la spinosa Smell Like Teen Spirits fino ad EMA (aka Erika M. Anderson) che ci delizia con una tostissima Endless/Nameless, passando per Vaselines (altra vecchia conoscenza), Midnight Juggernauts, Titus Andronicus, Surfer Blood e molti altri. 13 artisti per 13 pezzi che fanno parte della storia e che hanno suonato parecchio negli stereo degli ultratrentenni e quasi quarantenni di oggi (ma anche di più imberbi “alternativi”) consumando nastri, rigando solchi e spezzando puntine.
È inevitabile dunque che riascoltare brani che si conoscono a memoria in chiave totalmente differente può far storcere il naso a chi la camicia di flanella la portava davvero mentre si sbomballava di cannette ed altre droghe teenageriali, ma forse è l’intera operazione che per quanto dovuta potrebbe risultare strana.
Ma d’altronde si tratta di un tributo: farlo cercando di avvicinarsi alla sua versione originale si rileverebbe una pagliacciata completa; invece ascoltare i ritmi psico-acustici di SLTS, l’impronta elettrica di Lithium, il superfunk di Stay Away (pazzesca versione a cura della premiata ditta Charles Bradley & The Menahan Street Band) o la pop allegria di cui si impregna In Bloom apre nuovi spazi e rende l’album gradevole all’ascolto e quanto meno vario e, per certi versi, anche interessante.
Fortunatamente non dovrete penare tanto per averlo: per il vostro indirizzo e-mail baratterete il disco completo cliccando e godendo proprio qui.
Poi potrete decidere in completa autonomia se appendere definitivamente la camicia di flanella al chiodo o prendere qualche acido in memoria dei bei tempi.
Notes